Capita a volte di sentirsi come in un deserto: udire la propria voce risuonare all’infinito nell’infinito senza mai sperimentare il suo ritorno nella forma di una risposta vivente. In questa situazione riuscire a parlare ai muri potrebbe già dirsi un risultato apprezzabile, per quanto ancora non del tutto soddisfacente.
Questo spazio vuole essere il tentativo di costruire un riparo, minimo e poco più che palliativo, a questa nostra situazione. Un riparo, a suo modo, aperto a tutti e a nessuno.
Crediamo che l’identità debba cedere il passo alla scrittura. Perciò i contributi qui pubblicati saranno, simbolicamente, accompagnati non da una firma ma da una sigla del nome dell’autore (orto- o pseudonimo che sia); analogamente a quanto accade nella cerimonia del tè giapponese (cha no yu) in cui la dimensione ridotta della porta d’ingresso per l’ospite (nijiriguchi) della casa del tè (chashitsu) costringe chi vi entra a spogliarsi di copricapo e spada.
Ciò non significa, continuando l’immagine, che per poter scrivere qui sia necessario rinunciare per sempre al proprio copricapo e alla propria spada, inseguendo il fantasma di un’anonimato tanto perfetto quanto da pochi realmente desiderato. Ci preme soltanto di introdurre artificiosamente tra il nome ed il suo portatore un intervallo, temporaneo sì ma a nostro avviso comunque salutare. Ad ogni modo nessuno si preoccupi, fuori da questo spazio continueranno a vigere le solite usanze.
Non crediamo che in fondo a tutto questo ci sia gran ché da guadagnare, anzi. Ma lasciare ogni speranza è l’unica malattia veramente mortale.
Per informazioni: https://www.instagram.com/spazio_neutro/.